CITTADINANZA

SOCIETÀ DELLA CITTADINANZA

La rivoluzione culturale del rapporto tra Cittadino e Stato è possibile, anzi è necessaria e il debito è un buon incentivo. Come ha detto Piacentini, è una questione principalmente culturale.

Questo Stato (un participio passato con la S maiuscola) nasce già al passato e quindi rappresenta già nel nome la sua avversione e fatica a confrontarsi con il futuro.

Non è solo una questione temporale, lo Stato vecchio, c’è anche una questione di alterità. Noi italiani pensiamo che lo Stato sia da coniugare sempre con la terza persona singolare. È un altro… e questo forse è l’errore più grave. Potremmo chiederci se vale anche per gli altri popoli, perché quando parliamo del rapporto tra di noi, stiamo parlando di popolo, della cultura del popolo.

Lo Stato dovrebbe essere sempre coniugato con la prima persona plurale ma anche con quella singolare. Noi siamo Stato. Io sono Stato. E possiamo iniziare a pensare che cosa possiamo fare perché il nostro popolo ricostruisca il proprio rapporto con la Stato inteso come comunità (cioè “Fare di tanti uno”).

E se si vuole fare politica, questo compito deve passare da cose concrete, che scaturiscono dal significato che attribuiamo alla società della cittadinanza. Domande.

La prima è il ruolo. Lo Stato regola. Lo Stato favorisce. Lo Stato protegge. Lo Stato aiuta.

La seconda: quando, dove e come opera? Su questo, ricordo che il principio di sussidiarietà è entrato nella Costituzione. Sussidiarietà e innovazione consentono un significativo alleggerimento del “fare” e quindi anche una riduzione di costi.

La terza: come si rimedia strutturalmente al debito pubblico?

 

Lo Stato e la Pubblica Amministrazione sono due cose diverse. Lo Stato ci rappresenta e regola parte della vita sociale mentre la Pubblica amministrazione realizza attività di controllo, amministrazione e servizio dello Stato e degli Enti locali. La Pubblica Amministrazione ha bisogno di investire in innovazione e tecnologia per ridurre costi e migliorare efficienza.

Ma il vero salto si deve fare sulle risorse umane.

È necessario superare lo strumento di selezione del concorso pubblico, sostituendolo con una certificazione di competenze. Il profilo del candidato viene misurato attraverso analisi dei titoli di studio e prove; il certificato vale per ciascuna posizione bandita da enti pubblici.

La certificazione è gestita dalla istituzione indipendente, citata nel capitolo sulla scuola.

Per le risorse umane operative, la certificazione di competenze è un servizio indispensabile per la valutazione, l’organizzazione e la formazione del personale pubblico.

Altro elemento fondamentale per la nuova PA è la responsabilità. L’organizzazione gerarchica si incrocia con quella funzionale per processi e la responsabilità si distribuisce e individua sulla base delle competenze (conoscenze, capacità e comportamenti organizzativi) del dipendente pubblico.

È indispensabile sviluppare un sistema di riconoscimento del merito e del demerito: rendendo più evidenti e logici i criteri di progressione di carriera e responsabilità e superando, dall’altra parte, il tabù del “posto pubblico fisso”.

Definizione di criteri di performance evidenti e in chiaro. Ogni ufficio pubblico e ciascun dipendente viene valutato sulla base dei propri output. Gli indicatori dei servizi sono consultabili dai cittadini sul sito dell’istituzione con indicazione dei risultati confrontati con la media di servizi simili.

Questi interventi hanno bisogno di molto tempo per trasformare la pubblica amministrazione in un’organizzazione moderna. Si devono porre basi culturali e normative altrimenti il debito pubblico impedirà di promuovere politiche competitive per il sistema Italia.

 

Rispetto al debito, il primo antidoto è ancora la sussidiarietà. Lo Stato arbitro non gioca la partita.

Il concetto di servizio pubblico non implica “gestione e realizzazione di servizi da parte del pubblico”. I servizi al lavoro realizzati esclusivamente dai centri per l’impiego – per fare un esempio – sono una contraddizione in un sistema che vede da vent’anni l’apertura del mercato del lavoro a operatori di intermediazione e formazione privati accreditati. (la Lombardia ha copiato l’Olanda)

Un altro elemento di forte impatto sono le tecnologie che favoriscono il controllo, azzerando costi, tempo e spazi di immagazzinamento, comunicazione e ricerca delle informazioni. Non solo, la tecnologia rende l’informazione impersonale e quindi ridimensiona i rischi di abuso di potere.

Questo richiede una riforma capillare di semplificazione e revisione di procedure, regole, norme e leggi, oltre a un rinnovamento costante degli strumenti.

Autonomia non è isolamento. Per gli Enti locali è importante prendere riferimento da buone pratiche adottate da altre pubbliche amministrazioni, così come avviene in pochi casi. Per quanto riguarda le spese, i costi standard sono un mantra che ancora dobbiamo trasformare in azione. Anche su questo i big data possono essere di aiuto

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