RIAPRIRE LA SCUOLA IL 7 GENNAIO 2021

Le scuole devono riaprire in sicurezza. È una priorità che supera tutte le altre perché la Next Generation non continui a pagare per noi e per la nostra inefficienza.

Per poter aprire le scuole sono necessarie direttive, organizzazione a azioni che riguardano orari, trasporti, salute con il coinvolgimento sia del mondo della scuola ma soprattutto delle comunità territoriali con un coinvolgimento di istituzioni, privati e terzo settore.

La riapertura della scuola coinvolge Stato, Regioni, Provincie e Comuni.

La nostra non è una dichiarazione di principio, che si sentono troppo spesso, ma una proposta che si sostanzia attraverso 10 punti che indicano una road map per arrivare all’apertura delle scuole primarie di secondo grado e secondarie.

La scuola è un’enorme organizzazione che mobilita circa 1 milione di addetti e si rivolge a ben oltre 7 milioni di studenti.

Usiamo quindi ogni minuto disponibile per fare tutto ciò che è necessario affinché le scuole possano riaprire davvero. Queste sono le nostre dieci proposte per riaprire la scuola:

 

  1. definire gli orari per doppio ingresso e uscita, per ridurre impatto sui mezzi di trasporto;

 

  1. prevedere una didattica mista integrata, con attenzione ai metodi di insegnamento, organizzata in modo da consentire il collegamento degli studenti assenti per motivi di salute o di carenza di trasporto e dotando le scuole e gli studenti di tutti gli strumenti

 

  1. stipulare convenzioni con il trasporto privato, che è fermo e cassintegrato, per ampliare le corse, usando i fondi risparmiati della cassa integrazione Covid per garantire un costo dei biglietti in linea quello del trasporti pubblico;

 

  1. usare i test rapidi (anche in pooling) per lo screening periodico di studenti, insegnanti e personale di tutte le scuole e dotarsi di un sistema di monitoraggio e tracciamento di tutti gli eventi rilevanti per tutta la popolazione scolastica, in cui siano definite procedure chiare e uniformi per la gestione delle situazioni di positività;

 

  1. dotare le scuole di personale con competenze adeguate per fornire assistenza psicologica a studenti e insegnanti nei momenti di maggiore stress;

 

  1. dare priorità al personale della scuola nella programmazione della somministrazione dei vaccini, quando questi saranno disponibili;

 

  1. promuovere il PCTO (ex alternanza scuola lavoro) con le imprese usando le tecnologie per un’alternanza da remoto con imprese che utilizzano lo smart working;

 

  1. avviare un piano di formazione obbligatoria degli insegnanti sulle tecnologie come strumenti didattici indispensabili anche per la normalità;

 

  1. Attivare da subito il MES e utilizzare parte dei fondi previsti per le spese sanitarie indirette per completare la messa in sicurezza delle scuole e potenziare il trasporto pubblico.

 

  1. Avviare un dibattito pubblico aperto in tutte le sedi istituzionali per la definizione di un piano di investimenti sul Next Generation EU capace di far evolvere la scuola per rispondere alle sfide della società della conoscenza.

 

Ci rivolgiamo a tutte le organizzazioni che hanno a cuore la scuola e che operano per sostenerla e per rappresentare le diverse esigenze che il mondo della formazione mobilita ed alimenta.

Proponiamo il coinvolgimento delle risorse disponibili nel mondo delle imprese, della cultura e del terzo settore in ottica sussidiaria.

Auspichiamo che tutte le forze politiche contribuiscano all’esigenza di riaprire le scuole aderendo a questo appello ed eventualmente arricchendolo di ulteriori elementi utili e non solo retorici.

 

DI SEGUITO UN APPROFONDIMENTO SUI NOSTRI PUNTI

 

Sono dieci ma se ne possono aggiungere altri.

 

 

 

PUNTO 1: DOPPI TURNI DI INGRESSO E USCITA

 

PRIMO: definire gli orari per doppio ingresso e uscita, per ridurre impatto sui mezzi di trasporto

 

 

La riduzione del numero di studenti sul mezzo di trasporto riduce di almeno la metà il problema del distanziamento fisico nel tragitto casa scuola.

L’autonomia scolastica consente un’analisi puntuale da parte dei dirigenti scolastici della popolazione del singolo istituto e delle modalità e dei tragitti degli studenti per la programmazione degli orari.

A questa però si deve aggiungere una interlocuzione con i gestori del trasporto e un monitoraggio della presenza sui mezzi (a Bergamo è già attiva una iniziativa in questo senso)

La proposta dei turni di ingresso era già una raccomandazione, dimenticata e in qualche caso disattesa, per la riapertura a settembre. In quell’occasione non funzionò perché l’indicazione non era collegata a una programmazione concordata strutturalmente con il trasporto pubblico.

In alcuni casi comunque il dialogo funzionò e si trovarono soluzioni che possono essere riattivate, ed è necessario, perché dopo il passaggio alla DAD degli ultimi due anni delle medie e delle superiori in molte regioni, il trasporto si è riorganizzato.

In molte situazioni comunque la rimodulazione di ingresso e uscita potrebbe non essere sufficiente.

Nella nostra proposta, come vedremo in un punto successivo, si prevede il coinvolgimento anche dei mezzi di trasporto privato che sono fermi al 72% (i bus sono 25mila) e che in questo momento vedono molti autisti in cassa integrazione.

Per poter aprire a gennaio è indispensabile riaprire subito tavoli di trattativa provinciali con la partecipazione dei dirigenti scolastici con un mandato pubblico nei confronti degli interlocutori del trasporto pubblico e privato.

Il livello regionale competente sul trasporto pubblico locale deve agevolare il dialogo tra scuola e trasporto.

 

 

PUNTO 2: DIDATTICA MISTA INTEGRATA,

 

con attenzione ai metodi di insegnamento, organizzata in modo da consentire il collegamento degli studenti assenti per motivi di salute o di carenza di trasporto e dotando le scuole e gli studenti di tutti gli strumenti necessari.

 

 

Il rientro a scuola non al 100% in presenza richiede l’organizzazione di turni da parte delle scuole. Questa misura si accoppia con gli ingressi scaglionati.

C’è molto dibattito sullo strumento della didattica online con una netta prevalenza delle critiche negative. Eppure la didattica a distanza è stata una soluzione che ha permesso di continuare a fare scuola e garantire sicurezza. In molte situazioni la didattica online sarà ancora necessaria: per ridurre il numero dei ragazzi sui mezzi, per continuare le attività con gli studenti in quarantena.

Questa modalità rimarrà come utile risorsa al di là dell’emergenza per quelle situazioni dove una malattia o altri impedimenti non consentiranno a qualcuno di poter frequentare la scuola.

Le risorse messe a disposizione dalle scuole in futuro dovranno considerare la necessità di dotare le scuole di aule adatte e con gli strumenti per una didattica mista, partendo da questa riapertura di gennaio.

Fare didattica con questi strumenti richiede un adeguamento del metodo di insegnamento che apre più possibilità e può aumentare l’efficacia del loro utilizzo. Per questo è necessario investire nello sviluppo di metodologie e nella formazione degli insegnanti (come vedremo in un altro punto).

La didattica a distanza non è un metodo di insegnamento, ha bisogno di metodi ed è aperta ad accogliere tante modalità e metodologie meglio di quanto non si possa fare in presenza.

Il mondo di internet è quello nel quale le future generazioni opereranno e quindi questa frequentazione di strumenti e modalità di conoscere e apprendere sono di grande utilità.

Pensiamo per esempio all’affinità tra la didattica a distanza e l’utilizzo di strumenti per lo smart working che si stima che sarà applicato parzialmente anche dopo la pandemia.

 

 

PUNTO 3: CONVENZIONI CON IL TRASPORTO PRIVATO

 

stipulare convenzioni con il trasporto privato, che è fermo e cassintegrato, per ampliare le corse, usando i fondi risparmiati della cassa integrazione Covid per garantire un costo dei biglietti in linea quello del trasporti pubblico;

 

L’associazione nazionale trasporto persone (ANAV) segnala che il 72% dei bus sono fermi nei garage. Inutilizzati i mezzi e in cassa integrazione gli autisti, che quindi ricevono uno stipendio ridotto dallo Stato. I mezzi privati in Italia sono 25.000. Sono i pullman che portano gli studenti in gita.

Abbiamo la necessità di aggiungere corse per il trasporto casa scuola, aggiungendole a quelle in parte occupate dai lavoratori sulle tratte più richieste.

Le risorse pubbliche risparmiate per ristori e cassa integrazione sono già una voce di uscita dalle casse dello Stato che potrebbero essere reinvestite e aggiungersi ai proventi dei biglietti emessi alle stesse tariffe del trasporto pubblico. Il tutto chiaramente sarebbe una misura temporanea ed emergenziale che non intacca il ruolo del trasporto pubblico.

Dal momento che il trasporto locale è una competenza regionale, sarà necessario stipulare convenzioni e aprire tavoli regionali con il coinvolgimento anche dei prefetti, già incaricati della programmazione per la riapertura, dal momento che il trasporto locale, organizzativamente, si programma a livello provinciale e di città metropolitane.

In questo quadro di riferimento generale si deve tenere conto anche delle dirigenze scolastiche che possono valutare dei fabbisogni numerici e dei tragitti che richiedono queste integrazioni, sia per singola scuola che per più scuole.

In alcuni territori si sta sperimentando un monitoraggio automatico (è il caso di Bergamo).

Quanto accaduto nel periodo di prima apertura a settembre può essere preso come indicatore utile per impostare la riapertura di gennaio.

20mila bus per 58mila scuole non sono la soluzione esclusiva ma si aggiungono a trasporto pubblico e didattica mista, oltre all’ingresso su turni.

 

 

PUNTO 4: TEST E TRACCIAMENTO

 

usare i test rapidi (anche in pooling) per lo screening periodico di studenti, insegnanti e personale di tutte le scuole e dotarsi di un sistema di monitoraggio e tracciamento di tutti gli eventi rilevanti per tutta la popolazione scolastica, in cui siano definite procedure chiare e uniformi per la gestione delle situazioni di positività;

 

 

Si ritiene che la scuola, dal momento che è un ambiente di socializzazione e crescita controllato e sottoposto a procedure, possa rappresentare per i giovani adolescenti un luogo indispensabile di relazione nei periodi di distanziamento fisico imposti dalla pandemia.

La scuola è un ambiente controllato e controllabile, che applica un protocollo che prevede distanziamento, dispositivi, procedure per l’isolamento e la segnalazione a genitori, aziende sanitarie e pediatri.

Nell’apertura di settembre è stato possibile riaprire e gestire la vita scolastica con quarantene delle classi finchè non si è giunti ad una nuova ondata pandemica acuta. In quell’occasione il monitoraggio e il tracciamento ha dimostrato limiti di comunicazione, di gestione dei dati e di analisi delle correlazioni. Si scontava inoltre la difficoltà organizzativa di sottoporre a tampone un numero crescente di persone.

Con i test rapidi e con l’introduzione di un nuovo protocollo di segnalazione e tracciamento si possono ridurre le criticità riscontrate nella prima apertura. La tempestività del riscontro di positività per chi ha sintomi e per la classe è molto importante per circoscrivere e intervenire con le quarantene mirate e ridurre i rischi di contagio.

È inoltre necessario uno screening periodico della popolazione scolastica per raccogliere informazioni che consentano una valutazione e aggiornamento costante del fenomeno e per poter intervenire con misure correttive sulle procedure.

Si ricorda che la scuola è rimasta aperta per tutte le fasce d’età fino alla secondaria, pertanto con uno strumento di raccolta ed elaborazione dei dati è possibile monitorare ed elaborare modelli predittivi.

Per poter gestire e programmare le scelte sulla scuola sono necessari raffronti sui dati. La scelta di continuare la scuola in presenza per i primi due anni della scuola media e non per i ragazzi delle terze può consentire di analizzare e fare raffronti su questa doppia condizione nel periodo in cui questa regola è stata applicata, anche raffrontandola al benchmark della popolazione generale.

È indispensabile un’operazione di chiarezza e pubblicità dei dati anonimizzati, come promesso dallo stesso presidente del consiglio.

 

 

 

PUNTO 5: SUPERARE PSICOLOGICAMENTE IL LOCK DOWN

 

dotare le scuole di personale con competenze adeguate per fornire assistenza psicologica a studenti e insegnanti nei momenti di maggiore stress;

 

1.600 euro per esigenze sanitarie e psicologiche per ogni scuola. Questo obolo è quanto ha trasferito il Ministero per fronteggiare due problematiche importanti.

Bisogna considerare che una scuola può avere 500 oppure 1500 studenti. Prima della pandemia le esigenze di aiuto per difficoltà, situazioni, comportamenti che necessitavano di un “aiuto esperto” erano già molto significative. Si consideri che la preadoloscenza e l’adolescenza sono stagioni della vita particolarmente delicate e complesse. I ragazzi passano una parte importante del loro tempo a scuola e nella scuola giocano anche relazioni, aspirazioni, competitività e confronto.

Il lockdown, prolungato e ripetuto, incide e ha inciso sui ragazzi in età evolutiva con conseguenze sulla motivazione allo studio, sul rapporto con il gruppo classe, con gli amici e con la sfera affettiva.

Tutto questo si “porta a scuola” che è anche un presidio di attenzione nei confronti degli studenti. Nel rapporto con classe e insegnanti si possono cogliere bisogni di aiuto che devono trovare risposte.

1600 euro sono in media 1,5 euro a studente. Una quota troppo inadeguata e per di più estemporanea.

La nostra proposta mira ad attivare in tutte le scuole un servizio di ascolto e di aiuto con uno stretto e strutturato legame con i servizi che segua un quadro di riferimento definito in linee guida generali ed adeguatamente finanziato.

Questa esigenza di assistenza psicologica/sociale/relazionale, segnalata nei dieci punti, apre un ragionamento più ampio e strutturale dell’apertura della scuola al territorio e al coinvolgimento della comunità. Si pensi – per fare l’esempio più importante – alle risorse di competenza del terzo settore.

Dietro l’angolo c’è lo spettro di un aumento deciso dell’abbandono scolastico, che era già prima in leggera ripresa e rischia di crescere nei prossimi anni.

 

 

 

 

PUNTO 6: PRIORITÀ SULLA CAMPAGNA VACCINALE

 

dare priorità al personale della scuola nella programmazione della somministrazione dei vaccini, quando questi saranno disponibili.

 

Questa proposta è la logica conseguenza della priorità della scuola e della sua apertura in sicurezza.

La scuola un luogo di lavoro per circa un milione di operatori che hanno una funzione chiave per la società.

Crediamo nei vaccini e nella necessità di aumentare le misure che preservino tutta la popolazione scolastica, al di là delle misure di distanziamento e ai dispositivi di protezione.

I vaccini saranno a breve disponibili e l’ambiente scuola si presta alla somministrazione e programmazione, oltre a un tracciamento e valutazione dell’impatto.

La scuola ne ha bisogno.

Una scelta in questa direzione è indice del valore che una comunità attribuisce alla scuola come istituzione che ha un compito fondamentale e strategico.

 

 

 

PUNTO 7: ALTERNANZA SCUOLA LAVORO

 

promuovere il PCTO (ex alternanza scuola lavoro) con le imprese usando le tecnologie per un’alternanza da remoto con imprese che utilizzano lo smart working;

 

La scuola forma anche per il mondo del lavoro, che sta cambiando anche per effetto di un utilizzo massiccio e diffuso dello smart working. La didattica a distanza ha reso familiari agli studenti gli strumenti di videoconferenza e anche alcuni per il lavoro in rete.

Questo elemento di competenza può essere alimentato attraverso i “percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento” che hanno sostituito l’alternanza scuola lavoro.

Le aziende che praticano lo smart working potrebbero quindi concordare con le scuole una condivisione delle loro esperienze per coinvolgere gli studenti in progetti commissionati alle scuole.

Il rapporto tra il mondo del lavoro e il mondo della scuola può trovare un nuovo campo di pratica funzionale dal punto di vista sia formativo che orientativo, soprattutto se consideriamo un fenomeno molto diffuso tra i giovani rappresentato dall’emigrazione in altri paesi europei per il lavoro.

Il lavoro da remoto potrebbe essere una risposta al superamento dei limiti e vincoli del luogo di lavoro per il quale c’è necessità di acquisire competenze.

Questo è un campo che si è aperto con la pandemia che potrebbe creare opportunità che vanno colte dalla scuola.

Un altro tema estremamente importante, tralasciato e dimenticato nel lock down, è rappresentato dall’orientamento. Anche in questo caso è molto importante un ripensamento dell’orientamento con l’integrazione di percorsi di informazione orientativa in presenza e il ricorso alle tecnologie per ampliare la capacità degli studenti di acquisire informazioni e dialogare con il mondo dell’università e del lavoro.

 

 

 

 

PUNTO 8: FORMAZIONE DEGLI INSEGNANTI

 

avviare un piano di formazione obbligatoria degli insegnanti sulle tecnologie come strumenti didattici indispensabili anche per la normalità;

 

Ci siamo accorti che gli insegnanti non hanno un programma di formazione continua. Eppure il ruolo dell’insegnante richiede, per natura e contenuti, un continuo aggiornamento.

La proposta non può limitarsi all’utilizzo di strumenti e tecnologie ma si estende soprattutto alle metodologie e al rapporto tra il mondo della scuola e quello della società adulta (mercato del lavoro ma non solo).

L’alibi dei 500 euro annui che l’insegnante può spendere anche in formazione, tra l’altro con esclusione di tutte le centinaia di migliaia di precari della scuola, indica che la scuola non ha un piano per la formazione continua del proprio personale.

Eppure il principio che regge la scuola è proprio l’esigenza di formarsi. Questa necessità è ancora più evidente se si considera l’età media del corpo docenti.

Il mondo è in continua evoluzione e i contenuti, le esigenze, le metodologie evolvono e si trasformano continuamente.

La formazione continua dovrà contemperare più esigenze: quelle dell’insegnante, della scuola di appartenenza e del Ministero in quanto strumentale alla crescita professionale ma anche strumento per le politiche educative e formative dell’Istituto e nazionali.

Non solo.

Proprio in considerazione delle caratteristiche del corpo docenti, un investimento necessario della valutazione delle competenze degli insegnanti per la programmazione e la creazione di percorsi, il bilancio di competenze degli insegnanti con una ricorrenza almeno quinquennale è un servizio che proponiamo di istituzionalizzare.

Per poter avviare un programma di formazione continua degli insegnanti obbligatorio per gli insegnanti richiede un investimento dedicato e che non sia estemporaneo.

Gli strumenti di formazione a distanza potenzialmente possono ridurre il costo della formazione. Ovviamente è necessaria una valutazione delle competenze acquisite e una certificazione delle proposte formative e degli enti erogatori.

Si è infatti osservata la scarsa efficacia di percorsi ampiamente utilizzati per maturare crediti talvolta incomprensibili per la qualità e i contenuti di alcuni corsi.

 

 

 

PUNTO 9: ATTIVARE MES SANITARIO

 

Attivare da subito il MES e utilizzare parte dei fondi previsti per le spese sanitarie indirette per completare la messa in sicurezza delle scuole e potenziare il trasporto pubblico.

 

 

Chi ha visto le mascherine distribuite in questi mesi nelle scuole si è reso conto che questi erano/sono molto diversi rispetto a quelli disponibili in farmacia o sullo scaffale del centro commerciale.

Eppure si tratta del dispositivo più comune, semplice ed economico.

La scuola deve essere l’ambiente sociale più sicuro, perché frequentato per periodi prolungati con la presenza di tanti bambini e ragazzi nei medesimi ambienti.

Le regole sono state definite ma è indispensabile anche avere dispositivi in numero e qualità adeguati: 1 milione di operatori e 7,5 milioni di studenti.

Ma i dispositivi sono solo una parte delle necessità. C’è una richiesta avanzata da movimenti a favore dei presidi sanitari anche presso le scuole. La nostra proposta non prevede l’istituzione del medico scolastico ma la realizzazione, non sulla carta come avviene oggi, delle fantomatiche USCA (Unità speciali di continuità assistenziale) avrebbero dovuto sostenere gli interventi sul campo per malati covid alleggerendo il carico su medici di medicina generale e pediatri.

Anche in ottica post pandemica, la predisposizione di strumenti di contatto che adottino la tecnologia per valutazioni di primo soccorso è un investimento che rientra a pieno titolo nella spesa sanitaria finanziabile con il MES. Le chiamate al 118 da parte delle scuole sono molto frequenti e un sistema di telemonitoraggio ed assistenza sarebbe una innovazione capace di migliorare la capacità, l’efficacia e tempestività della risposta alle necessità di intervento e ridurre talvolta i costi di emergenza.

Se si considera la platea scolastica, le attività di vaccinazione e quelle di prevenzione hanno un impatto economico significativo che richiede risorse straordinarie. Si pensi anche alla proposta di aiuto e assistenza psicologica per gli adolescenti in fase pandemica e postpandemica.

A questo si aggiunga poi l’investimento nella telemedicina per connessioni, strumenti e la formazione del personale per il primo intervento.

 

 

 

PUNTO 10: NEXT GENERATION PER LA NEXT GENERATION

 

Avviare un dibattito pubblico aperto in tutte le sedi istituzionali per la definizione di un piano di investimenti sul Next Generation EU capace di far evolvere la scuola per rispondere alle sfide della società della conoscenza.

 

 

Sembra che ci sia una difficoltà diffusa ad utilizzare Next Generation, si preferisce in ogni comunicazione usare Recovery Plan.

È il segnale evidente che si vogliono privilegiare, come sempre, le present generations.

C’è anche un alone opaco che nasconde con cortine di fumo quanto sta avvenendo nelle stanze dei bottoni, qualsiasi esser siano, dalle piramidi alle polverose scrivanie ministeriali non trapela il disegno e tantomeno il dettaglio (là dove si nascondono ulteriori sorprese).

La richiesta di +Europa è che si avvii un processo chiaro e trasparente. Questo non significa che non si riconosca che chi governa non abbia le proprie prerogative (e conseguenti responsabilità) ma che debba esserci una corretta informazione del percorso e della visione. Si promuovano modalità di raccolta di contributi e proposte dalla società civile e dall’intero arco parlamentare.

Poi chi deve decidere decida, motivando e argomentando.

In uno scenario di questo tipo, che purtroppo all’orizzonte non si vede ancora, la scuola ha bisogno di risorse di investimento per rimettersi al passo con le sfide di una società in rapida evoluzione.

Per una riforma vera della scuola non basterebbe tutto il Next Generation ma di certo si possono individuare alcune priorità di investimento con una quota significativa. Che siano “investimenti” veri.

Si pensi all’importanza delle competenze, alla loro trasformazione ed evoluzione sotto la spinta di tecnologie, mercato e globalizzazione e quindi al bisogno di formazione, metodologie, strumenti e spazi.

C’è il tema strategico dell’apertura della scuola in tutte le forme e accezioni del termine.

L’unica, vera riforma della scuola fu ispirata da due filosofi in un periodo lontano e anche molto negativo della storia nazionale, però fu così solida da superare il suo tempo.

Servirebbe – per cogliere quell’esempio – uno sforzo non solo economico ma di intelligenze, delle migliori intelligenze che si occupano di scuola, di società, di economia, di tecnologie.

Insomma.

Non ci accontentiamo di un piano per mettere un cappottino termico a tutte le scuole, pensando con questo di aver fatto una geniale operazione di green school.

Il rasoio di Occam non risolve tutti i problemi. Anche Pierino lo sa.

 

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